L’ultimo ricordo che ho del prima, è una spiaggia fuori stagione. Di solito ci andiamo a maggio, ma chissà perché quest’anno abbiamo sentito il bisogno di andarci a marzo. Era domenica, dal lunedì dopo la vita è cambiata.

Ho due bambine piccole, quindi il primo pensiero è stato logistico, perché la scuola è stata la prima a chiudersi e sarà l’ultima forse ad aprirsi, anche se io spero di no. Scrivo chiudersi invece che chiudere perché non è una questione di porte, quanto di relazioni. Che sono la vera cosa che sento cambiata da quanto è arrivata la pandemia.

Alcune relazioni hanno lasciato un vuoto, perché non si possono reinventare tramite la tecnologia. Altre sono più forti di prima, perché invece dei messaggi WhatsApp a orari improbabili si sono guadagnate delle belle e lunghe telefonate. Altre hanno avuto bisogno di un periodo di detox per trovare il giusto equilibrio. 

Le prime due settimane le ho vissute come una vacanza. Ho cambiato casa recentemente, l’avevamo ancora vissuta poco e ci siamo divertiti ad esplorare gli angoli nascosti delle cantine, del grande giardino e ci siamo spinti sempre qualche metro più in là nei boschi tutti intorno. Da qui la prima sorpresa: avevamo un tesoro davanti e non avevamo letteralmente il tempo e l’ozio per andarlo a guardare.

Le aziende per le quali lavoriamo hanno attivato da subito lo smartworking, che però puzzava di estenuante multitasking, quindi abbiamo deciso da subito di lavorare a turno, in base al calendario delle famigerate conference call e delle scadenze. Ha funzionato.

Sento di molte persone esaurite dall’annullamento del confine tra lavoro e vita privata (come se prima ci fosse), e ringrazio di essermi fatta una promessa prima. Prima che tutto mi schiacciasse, o forse quando era già successo e non volevo farlo succedere di nuovo. E di averla mantenuta.

Le mie figlie hanno 2 anni e mezzo di differenza e sono diventate Sorelle durante questa quarantena. La più piccola è cresciuta più in fretta, la più grande ha imparato la pazienza. E come tutte le sorelle a volte si scontrano di brutto, mettendo duramente alla prova anche me e mio marito che in quel momento magari stiamo cercando di tenere in piedi anche il lavoro. E allora daje de tasto Mute immaginando le facce di chi sta dall’altra parte del telefono, un misto di fastidio e pena.

Poi però arriva l’ora di pranzo o di cena, quando ognuno di noi fa qualcosa per tutti gli altri. Perché ora si cucina. Per la prima volta è più un casino uscire a comprare, che fare. Mascherina, guanti, fila, posto di blocco…proviamo a fare il pane va’. Tanto anche se lievita 2 giorni siamo sempre qui. 

Dopo tre settimane è diventata una nuova routine. L’aria aveva una leggerezza che prima non c’era, in compenso la doccia la si faceva al bisogno. I vestiti impostati sono rimasti nell’armadio, ma mi sono mancati alcuni colleghi. Lo sguardo oltre il PC, le parole di conforto nei giorni no, ho percepito gli umori dalle inflessioni della voce durante la call a cui seguiva una telefonata “hey come stai?”. Non potendo uscire e stando tanto al PC il corpo ha chiesto movimento e mi sono sorpresa di riuscire a fare ginnastica a casa con le bimbe divertite a imitarci.

Ci sono stati momenti di sbrocco e il panico del “dove vado?” , la sensazione di essere davvero in prigione a quel punto. La solitudine negata, lo spazio condiviso per forza, le richieste incessanti della bambine nonostante la voglia di 5 minuti di silenzio per riordinare i pensieri. Ho iniziato a bere. Non sono un’alcolista, ero quasi astemia, ma ho scoperto il potere distensivo di un bicchiere di vino a cena.

Ora che siamo nella fase 2 la mia mente va a quello che ora manca davvero e al dopo. Mi manca mia madre, vederla e abbracciarla. Alle mie figlie mancano i nonni, a mio marito probabilmente i suoi genitori e a me i miei suoceri. Ci mancano un sacco i nostri amici, la famiglia che ci siamo scelti. E gli aperitivi virtuali mi fanno tanta tristezza. Sono carini per un po’ ma poi mi sale la voglia irrefrenabile di alzarmi e andare da loro. 

Ci sono cose che ho capito essere insensate per la maggior parte di noi, come prendere la macchina per andare in ufficio tutti i giorni e forse andare in palestra; cose che ho capito essere preziose, come poter fare una passeggiata nei boschi ogni giorno; prendersi il tempo di cucinare, di appendere un quadro…

Le emozioni si sono amplificate, nel bene e nel male. L’amore è grande ma non si può vivere, i litigi furenti ma non si può rimediare…così non va, non può andare avanti, ma la consapevolezza quella si.