Oggi è lunedì, lo dico per dare senso al tempo che scorre. 

Ieri sera abbiamo avuto la bella notizia che nulla cambia e per un altro mese saremo all’incirca nella stessa situazione, confinati nelle solite mura di casa. Lo so che c’era da aspettarselo e so che per il bene comune è giusto così, ma…

Ma. 

Avevo in programma per marzo e aprile, tante giornate lavorative che sono sfumate, chissà se a settembre avrò nuove occasioni. Dubito. La mia vita da freelance fa i conti con pochissimo lavoro, le agenzie non chiamano e pur di scrivere lo faccio per le amiche, che è una cosa buona perché mi danno la possibilità di sperimentare argomenti insoliti, per me e per loro. Ma lo faccio in amicizia. Ah sì, potrei scrivere sul mio blog, ma non so perché, preferisco farlo per altri.

Mio marito lavora, aggiungo per fortuna, è fuori quasi tutto il giorno e questo fa di me all’occorrenza maestra, professoressa, specialista, tuttologa, per seguire i nostri tre figli in tre ordini di scuola diversi. Lo farò fino a settembre, non mi illudo che ci grazieranno dei compiti estivi, anzi. Non avete idea di quanto è bello e gratificante passare dalle tabelline in seconda elementare (sì, ok primaria) alle proporzioni di seconda media (sì, secondaria di primo grado, uffa), passando dai discorsi filosofici del liceale, che vi informo è un adolescente in gabbia da due mesi, annoiato pure di giocare online a Fortnite con gli amici.

Poi c’è la mia valigia rossa, parcheggiata in un angolo dell’ufficio di mio marito, pronta all’uso per emergenze. Non è una valigia da viaggio, non nel senso stretto del termine, ma anche lei come le sue simili vacanziere, deve aspettare tempi legali per assembramenti così da poter prendere aria nuova. 

Il lato positivo in tutto questo c’è. Ne sono sicura. Vediamo di analizzare bene la situazione.

Non è il tempo ritrovato con la famiglia. Sono stufa, perennemente al limite di scoppiare riversando parole di fuoco sul malcapitato figlio di turno e ho assoluto bisogno dei miei spazi che mi ritaglio accendendo ogni sorta di schermo in casa (vinco con orgoglio il premio “Mamma di M.”, ma so che me lo contendete in molte). 

Non è fare impasti più o meno commestibili. Ho avuto la riconferma che io e il lievito madre non possiamo amarci, è una storia finita in partenza. Datemi del sano lievito in polvere e nessuno si farà male. Non è nemmeno cucinare pranzo e cena per cinque tutti i santi giorni, non fraintendete mi piace farlo, ma adesso anche basta. Viva le mense scolastiche! 

Non è avere una casa pulita e in ordine come mai prima d’ora, perché, smettiamola di prenderci in giro, è un’utopia. Non ho usufruito del bonus decluttering delle prime settimane, ho perso l’occasione e subito dopo hanno chiuso le discariche. Non sono le ore di serie tv da spararsi sul divano, perché io mi vedo in un remake del ventunesimo secolo de La schiava Isaura e senza lieto fine, anche se in realtà non ricordo se lo avesse. 

Non sono neanche i corsi gratuiti ai quali mi sono iscritta che mi terranno impegnata per almeno i prossimi due anni, i webinar a cui ho partecipato, i libri che ho comprato e, da non crederci, che sono riuscita a leggere quasi tutti.

Allora qual è il vero lato positivo?  In realtà credo che sia tutto questo e niente di ciò, che stiamo bene e che dal 4 maggio rivedremo i nostri fantomatici congiunti. Siete felici? Buona apocalisse a tutti!