Ecco qua che mi presento: sono un film fastidioso, però anche divertente, anzi ironico, dissacrante, grottesco, drammatico; una commedia. Mi chiamo Toni Erdmann.

Così l’ultima fatica della regista Maren Ade, giovane regista, sceneggiatrice e produttrice tedesca, in Italia uscito con il titolo Vi presento Toni Erdmann.

Passata per i più grandi festival internazionali, dal Sundance a Berlino a Cannes, Maren Ade  è una regista e una produttrice audace, il suo è un cinema insieme divertente e profondo, che racconta i sentimenti con un realismo imbarazzante, senza trascurare il lato ironico e fantastico delle emozioni.

Il cinema di Ade è pulito, rigoroso, all’apparenza. Ma, c’è un ma. All’interno di una confortante struttura, in cui tutto sembra essere sotto controllo, in cui nulla è lasciato al caso, succede qualcosa. Un tonfo improvviso, un tuffo al cuore, un pianto irrefrenabile, un uomo dentro l’armadio.

Toni Erdmann racconta un rapporto padre figlia difficile, come tanti. Ines (Sandra Hüllerè una manager in carriera, troppo in carriera, Winfried (Peter Simonischek), il padre, è un eterno burlone. Vive una quotidianità surreale, che lui stesso costruisce, prendendosi gioco delle persone. Winfried combatte contro la solitudine della vita con una parrucca e una finta dentiera. Così dopo la morte del suo vecchio cane parte per la Romania per festeggiare il compleanno di Ines.

Padre e figlia sono entrambi profondamente soli, lei dedita al lavoro, apparentemente senza radici e passato, fredda e distaccata; lui vittima della sua natura clownesca. L’incontro tra i due genera una serie di gag esilaranti e allo stesso tempo una frattura che prelude la riconciliazone. Ines si vergogna di suo padre, vorrebbe non averlo tra i piedi, ma Winfried (calato nei panni del fantomatico uomo d’affari Toni Erdmann) è la caricatura del mondo della figlia – grottesco e spietato – della quale Ines non può fare a meno.

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“Non lo so neanch’io se stai bene come dici sempre” Winfried dice a Ines. E lei risponde: “Anche se volessi buttarmi dalla finestra né te né la tua grattugia potreste fermarmi”. Una frase sola racchiude i sentimenti di Ines, con poche parole conferma il suo sentire, il suo sentirsi nel mondo. In un universo in cui le relazioni umane vengono sacrificate per poter raggiungere prestigio e successo, Winfried con la sua esuberanza – a tratti fastidiosa e imbarazzante – si rivela essere l’unica cura funzionante.

Sul finale il film regala momenti di esilarante comicità e forti emozioni; Ines capovolge la sua vita lasciando che gli altri la vedano per quella che è veramente (la scena del naked party è questo e molto altro) e Winfried (sotto le pasanti vesti di una maschera tribale) si eclissa lasciando il campo alla sua amata bambina che adesso può, con ironia, affrontare il mondo da sola con un’arma invincibile.

Presentato in concorso al Festival di Cannes 2016, candidato come Miglior Film Straniero agli Oscar e ai Golden Globe, vincitore agli European Film Award (tra cui miglior film e miglior regista), Toni Erdmann, con le sue quasi tre ore di durata, si dimostra una boccata di fresca ironia e sana riflessione in un panorama cinematografico sempre più spinto verso la ricerca dell’artificio.

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di Sara Filippelli e Luisa Cutzu

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