Il mio sogno numero 47, per quest’anno, era tornare a Milano. Sono una tipa strana e se non stilo una lista delle cose da fare rischio di impazzire. Per questo ho una lista personale anche per i sogni.

Parto da quelli assoluti, quelli per cui non dormo la notte, fino a quelli di facile consumo e che la società offre a basso costo. Anche i sogni per me hanno una data di scadenza. Se non li consumo entro il giorno indicato sulla confezione, dal cassetto, finiscono direttamente nel secchio.

Anche quest’anno avevo stilato la mia piccola lista dei sogni da realizzare e , a quota 47,  c’era Milano. L’avevo vista per la prima volta grazie ad una trasferta organizzata dal Conservatorio. Siamo partiti con i nostri strumenti e con una voglia di suonare da far paura. Una banda di pazzoidi musicisti classici, in gita scolastica. Che ridere. Insomma ero a quota 47 e poi la pandemia.

Mi sono laureata ad ottobre e poi la pandemia. Adesso comincia la vita della cantante, quella tra audizioni andate a male, rifiuti, concerti, emozioni, pendii troppo ripidi da scalare, sfide a denti stretti, mal di stomaco, gastriti annesse e invece … la pandemia. Troppa gente ha dovuto pagare e continua a pagare un prezzo troppo alto. Perfino nel mio piccolo paese di provincia, un granello tra le montagne d’Abruzzo, è venuto a farci visita il virus. Per cui la quarantena ha imposto tutto quello che già sappiamo e che ci costringe a questa strana forma di solitudine.

Passo le mie giornate cercando di “allungare il suono”, gioco con la mandibola per esplorare questa cassa di risonanza che è il mio corpo. Tra Mozart e Patti Smith, passo il mio tempo sui tasti della mia Orla e tra i pensieri che vanno e vengono. Guardo Opere e concerti pensando che se non fossi alta un metro e cinquantatre, forse sarei più credibile. Sono fortunata io, ho avuto il tempo di tornare dai miei,  finiti gli studi, e di restarci. Ho due cani che amo e lo spazio necessario per uscire fuori casa e fissare il sole mentre tramonta. Se non sapessi cosa fare del mio tempo forse imparerei a cucire, ma sono negata con tutti i lavori che richiedono una certa precisione,per cui mi dedico all’unica cosa che mi fa sentire utile: la musica. Un settore , come tanti, colpiti duramente.

Dicono che i musicisti saranno gli ultimi a tornare alla normalità. Sono ancora fortunata io, ho solo ventisei anni e una vita davanti. Cominciano però a vacillare i miei sogni in pole position. Li ho scritti a penna ma la pagina, giorno dopo giorno, sembra sempre più sbiadita. Mia madre continua a dirmi: – C’è gente che sta peggio … c’è gente che sta peggio, sei fortunata tu -. Ha ragione è vero. Sono fortunata, io. Ma ognuno vive il suo peggio e il mio è quello di vedere quella pagina che perde colore. Torneremo ad esserci, torneremo a viverci e torneremo. In qualche modo torneremo. Per ora, rimango ferma a quota 47.